News

I sicari dell’agroalimentare made in Italy

(liberi pensieri di un agricoltore)

Salamini di suino nero reatino - cacciatorini | collemaggiore.it

Il termine sicario, proveniente dal lessico criminale, identifica l’esecutore materiale di un omicidio, perpetrato dietro incarico di un mandante e per denaro. Il termine deriva dal latino sica e sta ad indicare un pugnale appuntito e curvo, usato prevalentemente dai Traci e dagli antichi Romani.
Questo era anche il nome (Sicarii) attribuito a una fazione estremista del partito Ebraico degli Zeloti che ricorrevano sistematicamente all’omicidio terroristico come loro principale strategia politica, a cui coincide il termine omografo di “Iscariota” utilizzato nei Vangeli.
(Questa è la definizione, veloce, che ne da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Dall’epoca dei Traci e degli antichi Romani ai giorni nostri ne è stata fatta tanta di strada, ma sembra che certe figure e certe strategie politiche, nella loro essenza, non cambiano mai, cambiano solo le modalità.
Oggi non dobbiamo immaginarci un sicario, armato di sica, che si aggira nelle nostre città e che va a sopprimere la vita di altri individui a fronte di un compenso in denaro. L’Istituto del Sicariato, che deve essere ascritto tra le attività criminali, oggi ha cambiato attori e scenari e la sua attività va individuata negli scenari politici-economici e nel famigerato “mercato”.

Il mercato, questo teologumeno acefalo che si esprime mediante due assi cartesiani in cui da un lato c’è l’offerta, dall’altro la domanda e al cui centro si genera il prezzo. Il mercato ce lo dice, il mercato ce lo impone, il mercato lo vuole. Il mercato diventa allora quell’aggregatore senza volto, in cui ogni attività economica ne assume il suo riferimento, il suo andamento, il suo orientamento, il suo ceco dettato, sbaragliando e mettendo fuori scena la politica diventata ancella dai mali costumi, condotta da retori, sofisti, affabulatori, da showmen, e asservita al mercato.

Si perché oggi la politica non è più il luogo della decisione, la politica per decidere guarda l’economia e l’economia guarda il mercato, quindi rimozione dura delle virtù della politica come luogo decisionale. Il politico, assume oggi l’economia e il mercato come unica risorsa di senso, pensando per cifre per quantità e per calcolo, mai per ideali. E poiché il mercato è diventato la massima forma di razionalità dell’economia, ne assume la sua essenza.
E tutto ciò con buona pace del grande Platone che nei suoi dialoghi definisce la politica come Tecnica Regia, perché egli dice: mentre le altre tecniche sanno come fare le cose, la politica decide se e perché si devono fare
.
Ora, questo spostamento decisionale, dalla politica all’economia, non è una cosa da niente. Perché se le decisioni le prende l’economia e il mercato, il mondo della vita è perduto perché non c’è più la politica che si prende cura del mondo della vita, degli individui perché di questa cura ne è deputata solo la politica.
Questo passaggio che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti, e temo di comprendere che non sia ancora l’ultimo dei passaggi perché l’economia non è ancora l’ultimo luogo della decisione. L’economia prima di fare i suoi investimenti guarda le risorse tecnologiche e questo significa che il luogo della decisione si sposta nel mondo della tecnica.

L’economia e il mercato come nuovi sicari.
Ma l’idea e l’ideale di Europa e dell’Unione Europea non doveva essere quella di una aggregazione dei popoli, l’Unione di più Comunità in una sola Comunità, nel rispetto delle identità, delle diversità di ogni popolo, delle loro tradizioni, con diritti inalienabili e senso di appartenenza a una Comunità Europea? Ma perché questo ideale non si è realizzato? Perché mi sento minacciato? Perché non mi sento più padrone in casa mia?
È perché gli scenari dell’attualità e quelli che si addensano all’orizzonte vanno in altra direzione.
Tolto il primato della politica e la sovranità nazionale della politica degli stati, l’abbiamo consegnata a una sovranità apolide senza stati che non conosce frontiere, il mercato quale espressione dell’economia, quale unica realtà sovrana, quel mercato rispetto al quale gli stati nazionali sono supini e non possono decidere nulla. L’economia di mercato diventa allora, quell’unico criterio, quell’unica idea regolatrice, senza volto, che determina i rapporti tra gli uomini, con una rimozione, senza precedenti nella storia, del mondo della vita.

È interessante notare che, quando nasce l’economia come scienza propriamente detta, nel 1700 e che trova la sua prima espressione nell’opera di Adam Shmit: “Sull’origine e la ricchezza delle nazioni”, l’economia nel suo organizzarsi come scienza, lo fa introducendo un concetto assai elementare. L’individuo viene elevato al rango di persona solo se titolare di interessi, mentre tutti gli altri, coloro che non sono titolari di interessi, dice Hegel, sono: polvere della storia.

Ma qual’è la posta in gioco di questo nuovo scenario? La posta in gioco è che io sono convocato in ambito Sociale e Comunitario solo ed esclusivamente come portatore di interessi economici e non più come uomo. Il mondo della vita è escluso perché non interessante per l’economia. Io però, come uomo non sono solo dimensione economica del sociale, ma esperisco passioni, amori, odii, emozioni, sentimenti, speranze, queste dimensioni della mia soggettività non le convoca più nessuno perché l’Istituto del sicariato dell’economia ha ucciso prima la politica come luogo delle decisioni, e poi il sociale come luogo preposto all’organizzazione della vita dell’uomo.

Questo dà la forza al mercato di perpetrare altri crimi sicari. Quello di imputarmi un debito economico appena sono nato, di chiedermi sacrifici espressi in termini di denaro oltre le mie forze economiche, non importa se devo rovistare nei cassonetti della spazzatura per rimediare qualcosa da mangiare o se frequento le mense della caritas. Se la mia dignità ne soffre, non è importante. Non è importante se per disperazione ti suicidi perché non riesci a pagare le tasse. Che non ci siano medicine negli ospedali in Grecia e che la mortalità dei bambini sia salita vertiginosamente, non è un fatto interessante. Che dopo 40 anni di lavoro tu mi faccia vivere con 380 euro al mese non è un fatto interessante. È del tutto irrilevante che l’economia dell’alta finanza abbia provocato una crisi mondiale ed epocale con speculazioni criminali e criminogene e abbia girato il conto all’economia reale. Io sono l’economia reale che si alza tutte le mattine alle 5,00, festività comprese, per tenere in piedi una piccola azienda agricola per assicurare lo stipendio ai miei ragazzi.

Sicariato dell’agroalimentare.
I pericoli maggiori ora mi provengono da quella stessa Comunità Europea in cui un tempo credevo. Dopo la decapitazione della politica come luogo della decisione, dopo la decapitazione del mondo della vita con la mia soggettività, ora debbo subire l’oltraggio di commissioni Europee acefale e agite da interessi lobbistici e completamente atopiche rispetto al tema e che mi mettono in mora.
Dopo esserci conquistati il mondo intero, ed esserci posizionati sul mercato agroalimentare come migliori produttori al mondo di cibo con la miglior storia, tradizione e cultura ed eccellenza. Dopo aver raggiunto quelle vette che nessuno ha raggiunto dell’agroalimentare made in Italy. Dopo un’agricoltura tenuta per anni e generazioni in bagni di sangue e sudori e ha saputo riscattare se stessa nonostante tutto, accattivandosi il mondo intero, ora quattro deficienti mi vengono a dire come debbo fare un formaggio, come debbo fare un prosciutto, come debbo fare un olio e come fare le mie produzioni e oltre tutto mi chiedono di declinare le mie eccellenze a merce ordinaria.
Tutto ciò è follia.

Tutto ciò ha come conseguenza che l’uomo nella sua totalità e nella sua storicità è fortemente messo in discussione da questa visione economica. È una economia che ha abbandonato la visione dell’uomo come soggetto della storia e lo sta assumendo in termini contabili ed econometrici, e forse non mancherà molto che venga considerato come merce. Sì perché come dice un grande filosofo contemporaneo, Umberto Galimberti: L’economia soffre ancora di una passione umana che è la passione del denaro… e il denaro è diventato il propulsore simbolico di ogni valore.

Umberto Magri

Lascia un commento

logo_pepeverde

Azienda Agricola Collemaggiore
P.IVA 00917520579
Created by: www.iacopobellavia.com | Progetto grafico: Angela Magrone